"EL ULTIMO PATRIARCA"

Isaco Abitbol e il bandoneón nel chamamé


Il chamamé è uno stile musicale e di danza tipica del Noreste argentino e della zona del Litoral. Ad un ascoltatore europeo che sente un chamamé per la prima volta, può lontanamente ricordare la musica folkloristica dell’Europa centrale, in particolare la polka.


Le radici musicali del chamamé affondano nella mescolanza di almeno tre culture: quella guaraní (le etnie indigene che abitano queste regioni fluviali), quella spagnola risalente all’epoca coloniale e quella delle migrazioni, soprattutto dall’Europa centrale e dall’Italia.


Il contesto geografico

Il chamamé nasce e si sviluppa a Corrientes e si diffonde rapidamente nelle regioni del Noreste e del Litoral. Le città principali delle regioni sono la già nominata Corrientes, poi Misiones, Posadas e Formosa.


Il contesto storico

La parola chamamé è di origine guaraní ed è traducibile come “cosa fatta alla buona, alla leggera”. Viene usata per la prima volta per descrivere la composizione di F. Pracánico chiamata Corrientes potí. Correva l’anno 1930. Siamo quindi di fronte ad un genere musicale abbastanza nuovo, anche se è lecito affermare con una certa sicurezza che questo stile ha radici più antiche. Per la cronaca, Pracánico non era di Corrientes, ma di San Fernando, alcuni chilometri a nord di Buenos Aires.


Secondo un aneddoto raccontato dallo stesso Isaco Abitbol, la parola chamamé sarebbe stata usata da Samuel Aguayo, paraguaiano, che cantò il brano di Pracánico. Dovendo cantare questo pezzo che gli ricordava una polka paraguaya (vedi sotto) ma allo stesso tempo era differente, ebbe a dire questo è chamamé, usando un’espressione guaraní equivalente all’italiano non è né carne né pesce. Il termine venne così assurto a definizione del genere stesso.


Forma e struttura

Nel chamamé coesistono in perfetta sintesi tre aspetti interpretativi: danza, canto e musica strumentale; ma è nell’aspetto strumentale che si manifesta appieno tutta la sua potenzialità. Il contributo della cultura guaraní è costituito dall’accento ritmico di questo genere che riproduce la parlata tipica di queste regioni e di queste popolazioni, oltre che ovviamente dai termini slang usati nei testi del chamamé cantato (chamamé canción).


La struttura è di tipo A+B alla quale fanno seguito le variazioni, che spesso si traducono in veri e propri virtuosismi. L’impalcatura armonica relativamente semplice di questo stile consente di variare a piacimento tema e arrangiamento e di liberare la fantasia con un’infinità di variazioni.


Il chamamé viene usato per esprimere diversi tipi di emozioni e per descrivere varie situazioni. Esiste quindi il chamamé allegro, quello melanconico, romantico e così via. Viene suonato con fisarmonica e/o bandoneón, e la onnipresente chitarra come strumento ritmico accompagnante.


La mamma del chamamé: la polka paraguaya

Il chamamé è chiaramente imparentato con uno stile del Paraguay, la polka paraguaya, che è cronologicamente anteriore. Questo stile nasce come eredità dei migranti dell’Europa centrale che si trasferirono in Paraguay durante il XIX° secolo. Pur chiamandosi polka differisce dalla polka europea già solo per la suddivisione ritmica di 3/4, a differenza del 2/4 nel Vecchio Continente.


La polka paraguaya e il chamamé strumentale hanno in comune la struttura formale, vale a dire presentare il tema A, poi il tema B e a seguire le variazioni.


La principale differenza tra polka paraguaya e chamamé sta nel fatto che la prima viene suonata soprattutto con l’arpa paraguaya, strumento diatonico che non dispone di molte possibilità armoniche.


Un pezzo di polka paraguaya si presenta dall’inizio fino alla fine dell’ascolto come un “monoblocco” musicale continuo e senza pause, silenzi o interruzioni, e tutti gli “attacchi” sono molto accentuati (per effetto del pizzicato dell'unghia sulle corde). Il chamamé al contrario è pieno di respirazioni, di varianti, sfumature e dettagli, ed esprime una gamma di emozioni molto varia.


Isaco Abitbol


Isaco Abitbol è stato sicuramente il più importante bandoneonista del chamamé e ancora oggi continua a ispirare intere generazioni di musicisti. Formatosi artisticamente con Ciriaco Ortíz, aveva chiaramente il tango come parte del proprio linguaggio musicale. In realtà quasi tutti i bandoneonisti di chamamé, o in generale di folklore, erano di formazione tanguera. In effetti non c’è da stupirsi perché il tango è stato il primo genere argentino condiviso a livello nazionale. A partire dalla diffusione del tango via radio in varie parti dell'Argentina si formarono bandoneonisti e ciascuno di loro suonava tango oltre al folklore della propria regione, e questo ha contribuito alla declinazione in molti stili e generi di un patrimonio bandoneonistico condiviso.

Dal punto di vista strumentale, Abitbol fu molto importante e innovativo perché introdusse nel chamamé uno stile esecutivo molto personale influenzato dal tango. L’importanza di Abitbol come bandoneonista è supportata dall’attenzione che gli riservavano altri musicisti come Piazzolla e Troilo, suoi grandi ammiratori.ù


Parlando del disco

Il disco che proponiamo per l’ascolto è uno di quelli più rappresentativi di Abitbol, con un repertorio variato di brani strumentali e chamamé canción. Queste registrazioni purtroppo sono condizionate dall'industria musicale dell’epoca per quanto riguarda la limitazione della durata della registrazione. Tuttavia è possibile apprezzare il virtuosismo bandoneonistico di Abitbol nelle fantasiose e creative variazioni sui temi.

Ascolta "Isaco Abitbol - El Ultimo Patriarca" su YouTube Music


Ringraziamenti

Un sentito ringraziamento va al prof. Eduardo Tacconi della cattedra di Folklore y Musica Ciudadana presso il Conservatorio Manuel de Falla di Buenos Aires, che si è reso disponibile per rivedere le informazioni presenti nel testo e aggiungerne di nuove.

Chi sono

Mi chiamo Omar Caccia, mi piace scrivere e studio il bandoneón. Dal 2018 vivo a Buenos Aires dove mi sono trasferito per approfondire questo strumento al Conservatorio “Manuel De Falla”. Scrivo in un blog le mie riflessioni sulla musica e su questo incredibile strumento.



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