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PEDRO MAFFIA

L'innovatore del Tango e il raffinato maestro del Bandoneón


Pedro Maffia fu indiscutibilmente uno dei padri del bandoneón nel tango. Ancora relativamente poco conosciuto presso il pubblico italiano, Maffia fu colui che facilitò il passaggio dal tango della cosiddetta Guardia Vieja al linguaggio più serio e maturo delle decadi successive.


La giovinezza

Maffia fin da giovanissimo diede segno dell’alto spirito musicale e artistico che lo animava, così come del carattere forte, carismatico e irrequieto. Nacque il 28 agosto del 1899 a Buenos Aires nel quartiere Balvanera in una famiglia di origini italiane (il cognome in realtà si legge Maffía, con l’accento sulla i, ma per i porteños divenne Maffia con accento sulla prima a). Si avvicinò alla musica all’età di otto anni suonando la fisarmonica. Studiò poi bandoneón con José Piazza ma in breve tempo superò il suo maestro. Iniziò allora a sopperire alla mancanza di materiale didattico adattando metodi e opere per il pianoforte. Le violenze domestiche familiari lo costrinsero a scappare di casa diverse volte, per peregrinare bandoneón “sotto braccio” nei vari quartieri di Buenos Aires e nelle vastità dell’omonima provincia argentina suonando a la gorra (ovvero come musicista di strada) nei luoghi più disparati, dai bar ai postriboli. In uno dei suoi vari peregrinare venne avvicinato da José Ricardo, chitarrista del duo Carlos Gardel – Razzano, che riconobbe in lui un talento fuori dal comune e lo presentò a Roberto Firpo, pianista e direttore di un’importante orchestra. Maffia suonò con Firpo per un alcuni anni ma quel modo di suonare delle orchestre di allora gli andava stretto. Il giovane Pedro stava già per importare nel tango gli accenti sfalsati, il fraseggio, il tempo rubato.



Gli anni ‘20


Quella degli anni Venti fu l’epoca d’oro dei sextetos di tango e Maffia nel 1922 si uní al sexteto Orquesta de las Estrellas formato (tra gli altri) da Pedro Laurenz e dai fratelli Julio e Francisco De Caro. I sestetti in generale e questo sestetto in particolare segnarono un vero e proprio punto di svolta nel tango dando inizio alla cosiddetta época decareana (dal cognome dei due già menzionati fratelli).

Maffia fece compiere un salto di stile nel tango e nel bandoneón rendendo propri dello stile gli arrastres e impreziosendo le melodie con gli abbellimenti. Dal punto di vista tecnico utilizzò il bandoneón in una forma più avanzata, con accordi più ricchi armonicamente e facendo uso degli accordi rivolti. Fu tra i primi a dominare la tecnica del bandoneón per metterla al servizio del discorso melodico.


Nel 1926 fondò il suo sestetto, caratterizzato da sonorità particolari, ovattate, ricercate, mai effettistiche e scontate. Chi assisteva ad una performance di quel sestetto rimaneva impressionato dal loro stile, forse un po’ austero: posture rigorose, abiti impeccabili, atteggiamenti solenni. Maffia si muoveva appena, non si inclinava sullo strumento. I suoi modi erano delicati, tranquilli. Il suo gesto era appena accennato.


Fu uno dei primi a eseguire soli di bandoneón e ad inaugurare i duetti di bandoneón in coppie storiche come quelle con Luis Petrucelli, Laurenz, Alfredo De Franco e Gabriel Clausi. Le sue variazioni sono diventate celebri, come quella che Aníbal Troilo suona in La Maleva.



Gli anni ‘30


Nel 1935 fece parte del gruppo Los Cinco Ases Pebeco insieme ad altre figure di spicco, e l'anno successivo fece parte di un quintetto chiamato Los Virtuosos, i cui membri furono scelti tramite un'ampia votazione da parte dei lettori della rivista Sintonía. Oggigiorno quel quintetto sarebbe considerato un super-gruppo!

Los Cinco Ases Pebeco - da sx a dx: Sebastián Piana, Ciriaco Ortiz, Pedro Maffia, Carlos Marcucci e Pedro Laurenz.

Gli anni Trenta in Argentina furono segnati dalla massificazione nei più vari contesti: turismo di massa, industrializzazione di massa, politica di massa, ristorazione di massa, divertimento di massa. Le sale da musica cedettero spazio alle grandi balere ed essendo l’amplificazione dell’epoca assente o quasi le Orchestre dovettero gioco forza puntare sul volume sonoro e sull’effettistica per riempire gli spazi delle grandi sale da ballo. Questo “potenziamento” nel volume avvenne aumentando il numero di musicisti e privilegiando effetti musicali di grande impatto sul pubblico. Il prezzo da pagare però fu la rinuncia ad una certa finezza musicale.


Maffia, che amava quel suono ricercato e quella delicata complessità negli arrangiamenti, decise di non voler essere parte di quel modo di suonare il tango e ridusse drasticamente la propria presenza sugli scenari. Per il resto della sua vita si dedicò principalmente alla compravendita di oro e gioielli. Venne a mancare nel 1967, quando il tango stava già vivendo un fortissimo declino.



Maffia compositore


Come compositore scrisse grandi tanghi, come Pelele, Diablito, Triste (con Francisco De Caro), Tiny (con Julio De Caro), Amurado (con Laurenz), Taconeando, Ventarrón, Abandono, No aflojés, Arco iris (con Sebastián Piana), La mariposa, Se muere de amor, Cuándo volverás, Te aconsejo que me olvides, Heliotropo e Pura maña.



Influenze sugli altri bandoneonisti


L’influenza di Maffia sui bandoneonisti a lui contemporanei e successivi fu enorme. Ad esempio Aníbal Troilo, che con Maffià calcò i palcoscenici per un periodo, gli dedicò il tango A Pedro Maffia. Va menzionato inoltre il componimento Pedro y Pedro di Astor Piazzolla, dedicato ai due “Pedro” del bandoneón, Maffia e Laurenz.


Nel 1966 Maffia fu ritratto nel video documentario Fuelle querido di Mauricio Berú. Questa è, al momento, la sua unica registrazione video disponibile. L’esecuzione di Maffia dura pochi minuti ma sono sufficienti per osservare come la sua tecnica d’esecuzione sia totalmente al servizio del discorso melodico: l’economia nel maneggio del mantice, il perfetto dominio dello strumento sia in apertura che in chiusura, l’incredibile equilibrio dei volumi sonori di entrambe le tastiere.



La docenza e la continuità pedagogica


Pedro Maffia fu un grande conoscitore della musica e uno stimato insegnante di bandoneón. Nel 1954 il compositore e pianista Cátulo Castillo era direttore del Conservatorio Manuel de Falla di Buenos Aires e istituì la prima cattedra di bandoneón. Decise di convocare Pedro Maffia come primo docente, il quale insegnò fino al 1956.

Cátulo Castillo, direttore del Conservatorio di Buenos Aires negli anni Cinquanta

Castillo e Maffia si proposero di trovare un significato profondo alla presenza del bandoneón nel Conservatorio, perché lo strumento era fino ad allora abbastanza osteggiato dagli accademici in quanto sentito troppo vicino agli ambienti poco raccomandabili dei bordelli, dei cabaret, dei locali notturni e dei bassifondi. Il loro compito era quello di nobilitare il bandoneón sfruttandone le potenzialità e per questa ragione si ispirarono al percorso di studi del pianoforte. E il bandoneón, strumento complesso e versatile, si prestò bene a questa “nobilitazione”.


I due musicisti avevano ben chiaro già allora quali fossero la natura e l’orizzonte del bandoneón: quello di strumento completo, solista per eccellenza, strumento pedagogico e degno di occupare un posto di riguardo in ambito accademico e concertistico. Per raggiungere questi obiettivi l’aspirante bandoneonista doveva essere formato musicalmente, conoscere storia e stili della musica (tango compreso), approfondire il linguaggio musicale e saperlo applicare con discernimento al fueye (così viene affettuosamente chiamato il bandoneón). Questa visione sullo strumento confluì direttamente sul percorso di studio di bandoneón nel Conservatorio.


Tale programma e tale visione restano pressoché immutati fino ai giorni nostri: infatti il primo diplomato della cattedra di bandoneón del Conservatorio “Manuel de Falla” fu il maestro Rodolfo Daluisio (nel 1975) che, divenuto poi docente, comprese fin da subito la linea didattica suggerita da Castillo e Maffia e nel corso di quarant’anni di insegnamento la arricchì dei propri studi, esperienze e conoscenze, trasmettendo poi tale programma e tale visione ai suoi alunni che sono attualmente a carico dell’insegnamento del bandoneón nel Conservatorio.


Omar Caccia



Bibliografia minima

  • E. Cadícamo - L. A. Sierra, La Historia del Tango, vol. 5-7 – Corregidor editore;

  • J. Gobello, Crónica General del Tango, Editorial Fraterna;

  • H. Benedetti, Nueva Historia del Tango, Siglo Veintiuno Editores.


Chi sono

Mi chiamo Omar Caccia, mi piace scrivere e studio il bandoneón. Dal 2018 vivo a Buenos Aires dove mi sono trasferito per approfondire questo strumento al Conservatorio “Manuel De Falla”. Scrivo in un blog le mie riflessioni sulla musica e su questo incredibile strumento.



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